Appunti vacanzieri 2

A volte i riti nascono per caso. Ad esempio, questa storia che Didimo ed io ci si trovi a prendere un aperitivo il dieci d’agosto è del tutto non programmata.
Successe otto anni fa fortuitamente: avevo un invito a cena per quella sera, ma il Farabutto (in senso ironico, che poi la gente qui prende tutto sul serio) del momento mi bidonò.
Didimo aveva bisogno di parlare, forse, o forse voleva solo uscire -che importa?- e così, con comprovata capacità di incastro degli impegni ,saltò fuori un aperitivo vicino al Parco delle Basiliche.
Quel ventenne timido, un po’ impacciato e timoroso, mi aveva suscitato subito simpatia. Per l’aria svagata –volutamente studiata, secondo me- e per il timore di tutto, o presunto timore di tutto, ma anche, per la mail che mi aveva inviato la sera stessa che ci conoscemmo (era un mercoledì di maggio. Per non smentirmi, ricordo anche questo).
Si fidava di me, senza troppi fronzoli. (o era così disperato da non avere altri di cui fidarsi)
È bello quando qualcuno si fida di te e tu non sai perché. Pensi che, in fin dei conti, non sei poi male se c’è ancora chi crede in quello che dici, che fai, nelle tue opinioni o, semplicemente, nei tuoi gesti. Ed è ancora più gratificante quando qualcuno si fida di te subito, il primo giorno, appena ti conosce.
Negli anni, per Didimo, credo di avere assunto sempre più il ruolo del moralista che dice sempre ‘no’, uno di quelli che sgrana gli occhi sorpreso e scandalizzato, quando ascolta qualcosa che esula dalla quotidianità…
Io invece penso di essere molto cambiato nel tempo e l’unico modo per potermene accorgere non è lo specchio –che ti rimanda il riflesso del tempo che passa, degli occhi stanchi, dei capelli ormai diradati, delle rughe e nulla più- ma le persone che sono intorno a me.
Vedere gli altri cambiare ed accorgersi che è così anche per noi. A volte ci pare di essere gli unici coerenti, gli unici a non essere peggiorati nel tempo, gli unici che non si sono mai traditi o hanno tradito le proprie opinioni. Non siamo forse un po’ troppo indulgenti con noi stessi o addirittura presuntuosi a pensarlo?
Otto anni dopo, seduti in un deserto bar Bianco, nel Parco Sempione, (devo anche ringraziare il cameriere che ha raccolto il portafoglio che avevo perduto e che me l’ha custodito fino al mio arrivo), abbiamo l’aria dei reduci ma pure quella dei promettenti trenta-e-qualcos-enni che hanno saputo armonizzare –bene o male, non importa- gli ideali di quando ne avevamo venti con le frustrazioni che la realtà riesce a imporci, ogni giorno.
“Che quest’estate ci riservi sesso senza amore” ha auspicato Didimo, alzando il suo Negroni.
Credo di non essere stato d’accordo, di avere rivisto in un millesimo di secondo tutte le storie di ‘sesso-senza-amore’ che costellano le nostre amicizie, passate, presenti così come costelleranno il nostro futuro. Credo di avere ricordato le mie estati a rincorrere l’amore al di là del sesso; i due di picche, i rifiuti, le titubanze, il ‘devo riflettere’ misto agli ‘ho bisogno di tempo’ mescolati ben bene ai ‘per il momento preferisco star solo’… Credo di avere capito che ad un certo punto cresciamo perché siamo stanchi di vederci sbattere in faccia che a diciott’anni sbagliavamo, o semplicemente ci illudevamo, o ancora credevamo che gli altri fossero così esattamente simili a noi.
La grande scoperta è stata, nel tempo, accorgersi che è un bene che gli altri siano diversi, a volte lontani da noi. Perché così possiamo sceglierli o allontanarli, senza necessariamente dover volere bene a tutti.
Sesso senza amore. Mi ricorda tanto quel ‘sesso senza complicazioni’ che leggo nei profili di alcuni siti per omosessuali. Ma accidenti, quanto pagherei per avere finalmente quelle fottute complicazioni!

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2 pensieri su “Appunti vacanzieri 2

  1. Come accade per gli orologiai, che addirittura ne hanno fatto un termine tecnico, le complicazioni rendono interessante un mestiere. Uno che voglia fare bene qualcosa dovrebbe cercarsele, le complicazioni.

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