Due parole non richieste sulle vacanze…

Ildegardo, tornando dalle vacanze, ha detto che avrei dovuto scrivere almeno un post. Uno piccolo, non una lenzuolata, ché poi non la legge nessuno: si sa com’è fatta la rete! Due righe e già l’attenzione scema, a meno che non ci siano foto di tizi muscolosi che ammiccano corrucciando la bocca scrivendo: “Mi sento grasso!” in una dinamica acchiappa-consensi che, pur essendo da asilo infantile, riesce sempre a ottenere dei risultati, a dimostrazione che il lettore medio non è tanto migliore di chi comunica il niente.
In breve, le mie vacanze sono state per lo più tedesche, con un intermezzo praghese, dove tra l’altro ho festeggiato il mio compleanno.

Il motivo di questo post -a mesi di distanza dall’ultimo- è però una lode non richiesta alla città di Amburgo, o forse alla Germania, spesso presa di mira, spesso vituperata, forse semplicemente incompresa.

Lo so, probabilmente Amburgo è una città tedesca che si è contaminata. Ci hanno suonato i Beatles quando non erano ancora i Beatles; ha un quartiere a luci rosse che è più caotico e forse fuori posto di quello che c’è ad Amsterdam; ha un’architettura che vorrebbe essere un misto tra un recupero del passato -come succede nelle città del sud Europa- e di proiezione nel futuro con il progetto del quartiere avveniristico di HafenCity. Insomma, è un guazzabuglio, nel quale si trovano anche oasi di pace e tranquillità.

Probabilmente Amburgo mi è piaciuta perché è discreta come Milano, perché gli amburghesi devono essere dei grandi ottimisti se considerano una collinetta su un tratto di fiume (l’Elba) non proprio azzurro e pulito, con vista porto e fabbriche, uno dei posti più esclusivi della città (sto parlando di Blankenese), perché i servizi funzionano o soltanto perché la gente sorride.
Ciò che la rende speciale sono i suoi abitanti.
Non ci è mai capitato nei nostri viaggi nelle città europee di trovare persone che si proponevano spontaneamente di aiutare, senza doversi chiedere se ci fosse la fregatura dietro l’angolo. Normali cittadini che, ad ogni  nostra esitazione, si avvicinavano con il loro “Can I help you?” e un sorriso e la voglia di essere d’aiuto.
Probabilmente è la tipica propensione delle città con un porto, la naturale predisposizione agli scambi culturali ma probabilmente è solo il sovvertimento del luogo comune che vede i tedeschi freddi e insensibili.
Abbiamo notato questa tendenza negli anziani, probabilmente cresciuti con una disciplina che univa l’ordine e il rigore all’umanità., ma anche i giovani non erano da meno.
Al memoriale di San Nicola (ormai solo rovine di una chiesa con un campanile altissimo, usato dalla RAF come punto di riferimento per il bombardamento massiccio su Amburgo nel 1943)  c’è un museo e una installazione che spiegano ciò che dovettero subire gli abitanti di quella città, ma quel che mi ha colpito è stata l’onestà intellettuale di chi è riuscito a scrivere che la colpa di tutto fu del nazismo, i bombardamenti ne furono una conseguenza, quel memoriale il simbolo della malvagità umana, ma non di quella inglese, ma di quella tedesca.
Abbiamo mai fatto veramente i conti col nostro passato? Potremmo mai parlare ancora oggi così liberamente di Mussolini tanto addirittura da sentirlo rimpiangere da alcuni -anche esponenti politici di alto livello- se avessimo pensato sul serio alle limitazioni della libertà che il fascismo impose nel nostro paese?
I Tedeschi forse sono stati inchiodati al passato e scontano quell’orrore indimenticabile che ha segnato il Novecento; ma quell’orrore ha insegnato loro il senso del Potere e dei contropoteri, il valore della libertà, l’idea dell’accoglienza.
Probabilmente in alcune città questo è più visibile rispetto ad altre realtà -non è un paradiso terrestre, lo so, e ad esempio Monaco mi ha creato inquietudine (forse c’entra il fatto di esserci andato 30 ore dopo l’attentato al centro commerciale)-  ma  si capisce allora chiaramente perché la leader di un partito conservatore nonché Cancelliere apra le porte ai rifugiati politici, a chi scappa da una guerra, a chi cerca libertà che non ha. Si capisce perché però i cittadini siano preoccupati: accogliere non significa stravolgere le proprie idee e i propri ideali per dare una casa a chi è straniero. È lo straniero che accetta la nuova casa, ci deve vivere rispettando quelle regole di libertà e democrazia che sembrano ad alcuni parole ingenue, quasi svuotate di significato, eppure ancora così valide e intense.

Nel sorriso degli amburghesi c’era il sorriso di un paese che sembra lontano anni luce dal nostro. Eravamo ad Amburgo nei giorni del Gay Pride.
Organizzato intorno al BinnenAlster, il piccolo laghetto artificiale a pochi passi dalla Rathaus (il palazzo municipale di Amburgo), in pieno centro. Sulla Rathaus sventolava la bandiera arcobaleno e tutti gli edifici pubblici ne mostravano una. Gli alberghi e i palazzi facevano sventolare la loro e nessuno si indignava. Tutti i partiti politici tradizionali avevano montato un gazebo o uno stand: dalla SPD alla Linke, dalla CDU ai Nuovi Liberali, ai Verdi, chiunque era lì presente per mostrare il senso della accoglienza; i gay, le lesbiche, i transessuali, i poliamori, i bisessuali sono cittadini tedeschi che hanno diritti e doveri come tutti e ogni forma di intimidazione contro di loro, ogni limitazione della loro libertà a essere felici diventa un puntiglio per i politici, una sfida per l’intera società.
C’era una simpatica atmosfera di festa, famiglie che passeggiavano per la St.Cristopher Street preparata per l’occasione; c’erano turisti e cittadini; c’erano ragazzi e ragazze.
Mi ha commosso vedere giovani, probabilmente sedicenni o diciassettenni che si incontravano lì, forse si erano dati appuntamento solo un paio di ore prima, e sorridevano contenti, con la naturalezza degli adolescenti che non devono stare nascosti, sepolti, chiusi, non devono temere, non devono fare i conti con il pensiero di essere sbagliati e magari col desiderio di mettere fine alla loro vita perché non vedono speranza nel futuro.
Poi accade di vedere qualcosa che ti fa pensare che questa Germania che tutti associano storicamente al peggio sia un posto ben più accogliente di quanto ce lo vogliano dipingere.
Dalla facciata di una chiesa luterana ecco sventolare una bandiera arcobaleno ed è questo il segnale più semplice e diretto contro l’omofobia che spesso si nasconde dietro le gonnelle dei preti e della morale religiosa.
Sei lì, in un pomeriggio di agosto e ti chiedi: ma possibile che noi siamo rimasti bloccati per mesi a parlare di diritto naturale, di matrimonio tra uomo e donna, adozioni, elementi contro natura e qui sia così semplice? Possibile che si debbano ancora sentire sindaci blaterare riguardo la loro volontà di non rispettare la legge dello Stato di cui sono rappresentanti? Davvero qualcuno parla di obiezioni di coscienza?
È davvero possibile vivere in un Medioevo che è a soli 800 km da qui?
Le vere nemiche dei fondamentalismi sono le libertà; i fondamentalismi si nutrono di ignoranza e di limitazioni di libertà, di nemici veri o presunti contro i quali scagliarsi e, per una strana eterogenesi dei fini, spesso i fondamentalismi sono alimentati e si sostengono grazie a coloro che dicono di volerli combattere con fondamentalismi di uguale misura ma verso opposto.
Il vero modo per vincere ogni forma di odio è amare queste libertà, renderle accessibili a tutti, spargerle nel mondo. Con un sorriso, come quello degli abitanti di Amburgo.
Scoprire di essersi innamorati di una città che magari non è bella, ma ha un’indole bellissima e i cui abitanti hanno fatto proprio il motto che accoglie chi entra alla Rathaus: “Libertatem quam peperere maiores digne studeat servare posteritas” (I posteri abbiano cura di preservare la libertà che fu partorita dagli antenati)
Vorrei che questa Italia fosse un po’ Amburgo.

PS: Amburgo era una delle città in lizza per ospitare le Olimpiadi del 2024. Con un referendum i cittadini hanno preferito togliersi dalla gara. Quando una città funziona bene e i suoi abitanti sono ben serviti  e soddisfatti, non c’è bisogno di una vetrina olimpica che faccia spendere solo soldi senza grandi ritorni economici. Aspettare Olimpiadi o Mondiali per poter costruire infrastrutture o opere pubbliche,che servirebbero ai cittadini ogni giorno, è ormai una operazione da paesi del Terzo Mondo o da regimi totalitari. Anche questo ci insegnano gli abitanti di Amburgo.

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2 pensieri su “Due parole non richieste sulle vacanze…

  1. Arsenio sono Vitty, non scrivi più? Tiscali sta per chiudere definitivamente. Il 30 aprile tutti i blog saranno oscurati. Io mi sono trasferita su wordpress. Manterrò il tuo indirizzo perchè mi dispiace troppo perdere un amico di penna bravo come te. Che dici, ci leggeremo ancora? Ti saluto col nuovo indirizzo! Vitty.Anzi Vittyna perchè perchè ho fatto confusione nell’iscrivermi…e ho dovuto rimediare così… ma sono sempre io! Ciao!!!!

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